Fondi europei bloccati in Sicilia: ecco i dettagli

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Quest’anno, gli atenei siciliano hanno registrato un numero record di immatricolazioni rispetto agli anni precedenti. La Sicilia è stata tra le regioni ad accogliere un maggior numero di neodiplomati. La scelta non è ricaduta solo sulle università pubbliche, ma anche su quelle che danno la possibilità di studiare tramite piattaforme online. Un esempio? UniCusano, una delle prime università telematiche in Italia.

Nonostante l’entusiasmo dimostrato dai giovani per la cultura, la regione a trovare un modo per investire i fondi dati dall’Unione europea. Si parla di circa 630 milioni di euro che andrebbero investiti per lo sviluppo ottimale del territorio. Si parla di fornire servizi, costruire strade, ristrutturare o fondare scuole, realizzare un potenziamento energetico, applicare il living lab o creare incubatori di imprese. Ma nessuno di questi progetti riesce ad essere realizzato. Nel corso di 5 anni, di questi soldi inviati dalla comunità europea si è speso poco e niente.

Questi 630 milioni sono stati distribuiti in diverse zone della regione. Tenendo conto delle difficoltà o dei vantaggi di ciascuna di esse, è stata assegnata una quantità di denaro più o meno ingente. Ad esempio, alle aree interne (Terre Sicane, Nebrodi, Madonia, Calatino e Simeto-Etna) sono stati dati 155 milioni, mentre per le città metropolitane (tra cui Palermo, Catania e Messina) si parla di 413 milioni. L’obiettivo dell’Unione europea e della nostra nazione è quello di sviluppare le aree interne.

Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha commentato: “Ci sono alcune misure nella manovra che rispondono a un interesse specifico della Sicilia. Una di queste misure è il raddoppio della strategia nazionale per le aree interne che consentirà anche alle aree interne che sono rimaste fuori da una prima individuazione che era stata fatta di rientrare nella strategia che deve passare da una fase di sperimentazione a diventare una vera e propria politica. In Sicilia siamo indietro. Ma accanto a occuparci di servizi bisogna riscoprire una vocazione produttiva di quei luoghi: in alcuni casi è stato fatto, bisogna farlo anche con le altre aree”.

Tuttavia, questi territori non sono stati in grado di cogliere le opportunità date dalla Comunità europea. Le amministrazioni locali non hanno presentato dei progetti validi su cui investire le risorse economiche concesse. Giuseppe Compagnone, Presidente della Commisisone Unione europea dell’ARS (Assemblea Regionale Sicilia), ha sottolineato la scarsa capacità dei comuni di presentare progetti coerenti che comportino dei benefici per tutta la comunità. Inoltre, capita spesso che i comuni interessati non siano in condizione di pensare a una programmazione di lungo periodo.

Alla luce di questa situazione, c’è chi vorrebbe investire queste risorse altrove, fatto che ha destato non poche polemiche.

Dario Tornabene, responsabile della gestione dei fondi 2014-2020, si è detto contrario al dirottamento dei fondi e sostiene che, nonostante i forti ritardi, nell’anno corrente i comuni riusciranno a presentare progetti per investire le risorse europee. La lentezza nell’impiego delle risorse è pienamente giustificabile trattandosi di una sperimentazione.

La speranza è quella che le istituzioni trovino un accordo per far sì che questi soldi trovino un’utile e giusta collocazione e diano finalmente i loro frutti.