Resveratrolo: perchè il vino rosso è meglio del succo d’uva?

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Nel corso degli ultimi anni si è sentito parlare moltissimo dei benefici derivanti dal consumo di vino rosso. Tali affermazioni paiono di primo acchito un po’ contraddittorie se si pensa alle pressanti campagne contro l’alcool, totalmente giustificate visti gli effetti che ne derivano sull’organismo. Quando si sente parlare di resveratrolo, l’antiossidante facente parte della categoria dei flavonoidi contenuto in alte percentuali nella buccia del chicco d’uva, sorge spontanea la domanda: perché non bere il succo, privo d’alcol, piuttosto che il vino rosso?

La risposta riguarda il processo di fermentazione attraverso il quale il vino viene sottoposto, durante il quale la bevanda si carica di potenti antiossidanti benefici per l’organismo su più livelli. Un’altro segnale per riconoscere quanto il vino è carico di antiossidanti è il colore: più il vino è rosso più è salutare. I cosiddetti polifenoli, gli antiossidanti naturali quali i flavoinoidi, sono contenuti più nel vino rosso che nel bianco e il bianco ne contiene più della birra o del succo.

Il fatto che il vino contenga alcol è in questo caso un punto a suo favore: quando consumato in quantità limitate (un massimo di due bicchieri al giorno) questa sostanza può prevenire il rischio di malattie cardio vascolari, in quanto innalza i valori del colesterolo del tipo HDL, riducendo la formazione di conglomerati di piastrine ovvero di coaguli e grumi che possono ostruire con effetti catastrofici i vasi sanguigni. Il resveratrolo è presente sia nel vino che nel succo d’uva, ma i suoi effetti benefici sembrano essere incentivati dalla presenza appunto dell’alcol, che in questo caso non è nocivo quanto lo sarebbe in un bicchiere di vodka.

Tali informazioni sono state accolte con entusiasmo dal pubblico italiano e francese, amanti e cultori per antonomasia di questa bevanda inebriante. Non tutti però riescono a limitare il dosaggio di vino rosso consigliato dal medico a due soli bicchieri, e tutti sappiamo quanto l’alcol possa creare dipendenza molto facilmente. Ecco spiegata la ragione della diffusione sul mercato di integratori a base di resveratrolo, non solo una trovata commerciale ma anche un metodo per integrare nella propria dieta in quantità elevate la sostanza che nel vino o nel succo è presente in percentuali ridotte.

Un altro dato a sfavore del succo rispetto al vino o al supplemento è che nella stragrande maggioranza dei casi vi sono contenuti molti zuccheri e aromi artificiali, nocivi per l’organismo e per il peso forma. Questo tipo di zuccheri non naturali infatti tende a depositarsi creando accumuli di grasso molto difficili da smaltire e restringendo le arterie.

Altro dato a favore del resveratrolo riguarda la sua azione stimolatrice sulla produzione delle sirtuine, una classe di proteine che interagisce attivamente su invecchiamento e stress, sottoposte di recente a studi per trattamenti di malattie degenerative. Sembra che il resveratrolo sia in grado di modificare la forma delle sirtuine all’interno della cellula, attivando l’azione di una seconda proteina che stimola la produzione dei mitocondri, coloro che forniscono l’energia.

In Italia inoltre il vino non è solamente una bevanda ma anche un ingrediente per rendere i piatti più saporiti. Non è ancora chiaro quanto il vino mantenga le sue qualità benefiche in questo caso, in quanto l’alcol in esso contenuto tende a evaporare in fase di cottura. Tuttavia alcuni studi hanno portato alla convinzione che il vino usato in cucina o il vino scaldato (vin brulè) siano in grado di dilatare i vasi sanguigni, ottimizzando così la circolazione sanguigna.

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